Valentina Filannino, 35 anni, è morta all’ospedale Dimiccoli di Barletta dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso e aver accusato un grave malore a casa. I familiari hanno presentato denuncia per chiarire le circostanze del decesso e le valutazioni cliniche che hanno preceduto le dimissioni. La vicenda, raccontata il 31 ottobre 2026 da RaiNews TGR Puglia e ripresa il 1° novembre da altre testate, è oggetto di accertamenti.

In breve: secondo quanto riferito dai familiari alla stampa, il 29 ottobre la donna si era recata in ospedale per dolore e gonfiore alla gamba sinistra, con alterazione del colore della cute. Alcune ricostruzioni riferiscono che una TAC avrebbe evidenziato una tromboembolia polmonare. Dopo le dimissioni con terapia domiciliare, la paziente avrebbe perso conoscenza nell’abitazione della madre. Riportata in ospedale, è morta dopo circa 22 ore in Rianimazione. Non è attualmente accertato che le dimissioni siano state inappropriate o che abbiano causato il decesso.

Elemento Stato delle informazioni
Primo accesso 29 ottobre 2026, pronto soccorso del Dimiccoli di Barletta
Sintomi riferiti Dolore, gonfiore e alterazione del colore della gamba sinistra
Possibile tromboembolia polmonare Riferita dalle cronache sulla base della ricostruzione disponibile; da verificare sui referti
Dimissioni e nuovo ricovero Dimissioni con terapia domiciliare; successivo malore e ricovero in Rianimazione
Responsabilità sanitaria Da accertare; presentata denuncia e prevista autopsia

Che cosa è successo a Valentina Filannino?

Valentina Filannino, originaria di Barletta, aveva compiuto 35 anni da pochi giorni e si era laureata recentemente. Secondo RaiNews TGR Puglia e il Corriere del Mezzogiorno, giovedì 29 ottobre si è presentata al pronto soccorso dell’ospedale Dimiccoli con dolore intenso alla gamba sinistra, gonfia e di colorazione più scura del normale. La famiglia riferisce che la giovane avrebbe chiesto di essere ricoverata per il persistere del malessere.

Secondo queste ricostruzioni, durante gli accertamenti sarebbe emersa una tromboembolia polmonare, ma la donna sarebbe stata dimessa con una terapia domiciliare. Poco dopo il rientro a casa della madre avrebbe perso i sensi mentre saliva le scale. Nuovamente soccorsa e trasportata in ospedale, è stata ricoverata in Rianimazione, dove è deceduta il giorno seguente.

Si tratta di una ricostruzione giornalistica basata anche sulle dichiarazioni dei familiari: non disponiamo della cartella clinica, dei referti radiologici o della documentazione delle decisioni assunte dai sanitari.

Gamba gonfia e tromboembolia polmonare: quale può essere il collegamento?

Una gamba dolorante e gonfia può essere uno dei segni di trombosi venosa profonda, condizione nella quale si forma un coagulo nel sistema venoso profondo. In alcuni casi, una parte del trombo può migrare verso le arterie polmonari e provocare un’embolia polmonare. Tuttavia, questi sintomi possono avere anche altre cause: la diagnosi richiede una valutazione clinica e gli esami appropriati.

La gravità di un’embolia polmonare dipende da numerosi fattori, tra cui condizioni emodinamiche, funzione cardiaca, ossigenazione e caratteristiche del quadro clinico. Non è possibile dedurre dal solo nome della diagnosi se un ricovero fosse obbligatorio in quella specifica situazione. Analogamente, una terapia domiciliare può essere appropriata in pazienti accuratamente selezionati a basso rischio, mentre altri quadri richiedono monitoraggio e trattamento ospedaliero.

Nel caso di Barletta non possiamo stabilire il livello di rischio né la correttezza delle decisioni cliniche senza esaminare i parametri vitali, le immagini e i referti, la stratificazione del rischio, le terapie somministrate e le indicazioni alla dimissione.

Quando le dimissioni dal pronto soccorso possono essere contestate?

La dimissione non è di per sé un errore, neppure se successivamente si verifica un peggioramento. In un eventuale accertamento medico-legale occorre ricostruire se, al momento della decisione, il quadro clinico imponesse ulteriori osservazioni, accertamenti o il ricovero, e se la gestione fosse coerente con le conoscenze e le raccomandazioni applicabili.

Vanno inoltre valutati il contenuto delle informazioni fornite alla paziente, la terapia prescritta, i segnali d’allarme indicati e il rapporto causale tra eventuali criticità assistenziali e l’esito. Una denuncia o l’apertura di un’indagine non equivalgono all’accertamento della responsabilità di medici o struttura.

Per comprendere i criteri generali della responsabilità sanitaria, consulta Errore medico e risarcimento: quando è responsabile l’ospedale?.

Denuncia, autopsia e accertamenti: cosa sappiamo

I familiari hanno presentato una denuncia per ottenere chiarimenti sulla gestione della paziente. La stampa riferisce che la salma è stata trasferita a Bari per l’autopsia e che la Procura di Trani ha aperto un fascicolo. L’esame autoptico e l’acquisizione della documentazione clinica potranno contribuire a ricostruire le cause del decesso e la sequenza degli eventi.

È essenziale distinguere causa clinica della morte, eventuale errore assistenziale e nesso causale tra condotta ed evento: sono questioni diverse, che richiedono prove e valutazioni specifiche. Al momento non risultano disponibili esiti autoptici conclusivi nelle fonti consultate.

Quali documenti sono importanti per ricostruire un caso simile?

  • Verbale completo del primo accesso in pronto soccorso, triage e parametri vitali.
  • Referti di TAC, ecografie, esami ematici ed eventuali immagini diagnostiche.
  • Valutazioni specialistiche, diagnosi, prescrizioni e lettera di dimissione.
  • Documentazione dell’eventuale stratificazione del rischio e delle istruzioni consegnate.
  • Tracciati e cartella del secondo accesso, della Rianimazione e degli interventi eseguiti.
  • Esiti degli accertamenti autoptici e medico-legali, quando disponibili.

In materia di informazioni sanitarie e consegna dei documenti, può essere utile anche la guida Referto istologico in ritardo o non comunicato: cosa fare, che spiega perché la corretta gestione dei risultati clinici deve essere ricostruita caso per caso.

Domande frequenti

La morte dopo le dimissioni prova un errore medico?

No. La vicinanza temporale tra dimissioni e decesso rende necessario chiarire i fatti, ma non dimostra automaticamente colpa o nesso causale.

Un’embolia polmonare richiede sempre il ricovero?

No. La scelta dipende dalla valutazione del rischio e dalle condizioni del paziente. Solo l’esame del caso concreto permette di stabilire se una dimissione fosse appropriata.

Che cosa chiarirà l’autopsia?

Può contribuire a identificare le cause del decesso e i reperti patologici, ma la valutazione di eventuali responsabilità richiede anche l’analisi della gestione clinica documentata.

È già stata accertata una responsabilità dell’ospedale?

No. Le notizie disponibili riferiscono una denuncia e accertamenti in corso, non una decisione giudiziaria di responsabilità.

Fonti e aggiornamento

RaiNews TGR Puglia, 31 ottobre 2026; Corriere del Mezzogiorno, 1° novembre 2026; Open, 1° novembre 2026; L’Edicola, 1° novembre 2026.

Ultimo aggiornamento: 1° novembre 2026. L’articolo sarà aggiornato quando saranno disponibili comunicazioni ufficiali o nuovi accertamenti verificabili. Nessuna responsabilità sanitaria è qui presentata come accertata.